A cura della fisioterapista Dina Facchin specializzata in linfologia
Il Linfedema: Cos’è, Sintomi e Trattamenti
Il linfedema è una patologia poco conosciuta e molto complessa, si può instaurare in soggetti di ogni età, in maniera PROGRESSIVA, manifestandosi nell’arco di settimane, mesi o anni arrivando ad assumere carattere di CRONICITA’.
Perché si instaura?
La causa di tale malattia è un deficit della circolazione linfatica di un determinato territorio anatomico che porta all’accumulo di liquidi nei tessuti con sviluppo di edema (gonfiore) della parte coinvolta. L’edema più frequentemente si manifesta agli arti inferiori, ma può coinvolgere arti superiori, genitali, viso, addome, tronco.
L’insufficienza linfatica si instaura e si cronicizza a partire da 2 alterazioni funzionali circolatorie maggiori:
- Un DEFICIT “vero e proprio” del SISTEMA LINFATICO che NON è in grado di riassorbire correttamente i fluidi e le macromolecole in eccesso, le quali rimangono pertanto localizzate nei tessuti. L’edema presenterà un aspetto prevalentemente “duro” con scarsa deformazione alla pressione digitale (fovea assente o minima);
- Un AUMENTO dei liquidi a monte da parte del MICROCIRCOLO con incapacità da parte del sistema linfatico di riassorbire completamente i fluidi in eccesso. L’edema avrà un aspetto prevalentemente liquido, di consistenza “molle” ad elevata deformazione quando sottoposto alla pressione digitale (fovea positiva).
Tali disfunzioni, se non trattate precocemente, provocano nel tempo un’alterazione strutturale peggiorativa del linfedema: da una fase a prevalenza liquida si passerà ad una a prevalenza gelatinosa per poi degenerare in una vera e propria fibrosi tissutale ingravescente sostenuta da fenomeni biologici cellulari di origine meccanica. L’insufficienza linfatica può provocare inoltre uno stato infiammatorio cronico tissutale e una riduzione delle difese immunitarie periferiche con conseguente predisposizione a rischio di infezioni tissutali.
Oltre al gonfiore, possono pertanto essere presenti altri sintomi quali:
- Senso di pesantezza e affaticamento, soprattutto serale;
- Tensione/dolore;
- Alterazione della sensibilità;
- Cute sottile, traslucida, tesa, arrossata e calda (se c’è infiammazione).
Quali tipi di linfedema esistono?
Il linfedema può essere, quindi, di tipo:
- Primario, quando è causato da parziale, mancato o alterato sviluppo di alcune componenti anatomiche del sistema linfatico. Si distinguono: la forma connatale (2-3% dei casi) se presente già alla nascita, la forma precoce (1-2% dei casi) se insorge entro le prime due decadi di vita, infine la forma tardiva quando la sua manifestazione avviene dopo i vent’anni (94-95% dei casi).
- Secondario, quando compare in seguito a cure oncologiche (rimozione chirurgica dei linfonodi, chemioterapia, radioterapia), secondariamente a malattie di origine venosa/vascolare, traumi locali, cause sistemiche (cardiopatie, nefropatie, farmacoterapia, malattie reumatiche, immobilizzazione/disuso, lipedema, etc.), secondariamente a processi infettivi a carico dello stesso sistema linfatico (linfangiti, erisipela).
Il linfedema primario è considerato a tutti gli effetti una malattia RARA che quindi può avvalersi di una certificazione specifica presso il Centro Accreditato Regionale.
Quanto è diffuso il linfedema?
In Italia, si stimano circa 45.000 nuove diagnosi all’anno di linfedema, di questi circa 3.000 riferiti al solo Veneto, e 9000 relative al linfedema dell’arto superiore post-mastectomia.
L’identificazione precoce del linfedema e l’avvio tempestivo di un intervento terapeutico sono essenziali per ridurre al minimo il rischio di progressione della malattia e le complicanze associate.
Quali le strategie terapeutiche da attuare?
Il trattamento del linfedema prevede un approccio multidisciplinare (fisiatra, fisioterapista, tecnico ortopedico, nutrizionista, psicologo). Ad oggi NON esiste una cura specifica che porti alla guarigione del linfedema, ma solo dei trattamenti volti a ridurre l’edema in eccesso, nelle sue diverse forme, e a migliorare, quindi, le condizioni di vita del paziente. La Terapia Decongestiva Complessa è considerata l’approccio elettivo nel trattamento del linfedema con l’obiettivo di ridurre l’edema e mantenerlo ad un livello quanto più contenuto. Il fisioterapista ha un ruolo centrale nella TDC mediante l’utilizzo di:
- DRENAGGIO LINFATICO MANUALE (DLM): una tecnica di massaggio terapeutico effettuato con l’obiettivo di favorire la progressione della linfa in direzione centripeta attraverso l’utilizzo di manovre e pressioni ragionate in base alla caratteristica dell’edema e alla funzionalità del sistema linfatico locale.
- BENDAGGIO COMPRESSIVO MULTISTRATO (BCM): considerato il gold standard per il trattamento del linfedema, esso si caratterizza per la sovrapposizione di più componenti. Il bendaggio va confezionato in modo attento e ragionato. La pressione esercitata sull’arto dal bendaggio dipende dal tipo di materiale, condizione e grado di estensibilità delle bende, dal numero di strati e dalla forza compressiva. La sua efficacia aumenta con l’attività fisica in quanto la contrazione muscolare facilita lo spostamento dei fluidi liberi verso regioni capaci di riassorbire i liquidi e, se effettuato in modo consecutivo, può portare alla morte delle cellule in eccesso comparse a seguito dell’espansione tissutale, invertendo così i fenomeni meccanici alla base della fibrosi.
- TUTORE ELASTOCONTENITIVO: viene confezionato, generalmente su misura, al termine di un percorso intensivo di trattamento decongestivo, allo scopo di mantenere i risultati ottenuti. È generalmente realizzato in tessuto a trama piatta ed esistono diverse classi di compressione a seconda delle necessità del paziente e del quadro clinico. Il tutore va utilizzato solo di giorno, indossato al mattino, prima di alzarsi, e portato durante l’attività lavorativa e l’attività fisica. Può essere prescritto da un fisiatra o acquistato presso un’ortopedia sanitaria che lo confeziona su misura. Nel linfedema primario e nel linfedema secondario a chirurgia oncologica che causa un’invalidità maggiore del 34%, il paziente ha diritto a ricevere la prescrizione di tale tutore da parte del medico specialista dipendente del SSN.
- ESERCIZI ED ATTIVITÀ FISICA: il movimento regolare aiuta il drenaggio linfatico grazie all’effetto pompa esercitato dalla contrazione della muscolatura. Sono consigliati esercizi specifici che facilitino l’attivazione muscolare dell’arto affetto ed attività fisiche dolci, come lunghe camminate o attività motoria in acqua (nuoto, acqua gym, circuiti funzionali in acqua, immersioni). È preferibile evitare sport che provochino piccoli e ripetuti traumatismi (es. arti marziali), sollevamenti di pesi eccessivi, stiramenti o flessioni articolari esagerate (il tennis è sconsigliato se si utilizza la racchetta dal lato coinvolto da patologia).
- SKIN CARE: è importante associare una cura adeguata della cute mediante l’utilizzo di detergenti poco aggressivi (es. sapone di marsiglia), l’idratazione quotidiana con creme neutre, evitando traumatismi di ogni genere (in particolare durante manicure/pedicure), disinfettando accuratamente mani/piedi e curando ogni sorta di micosi ungueali.
Quali le FASI principali di trattamento?
Nel trattamento del linfedema si possono individuare principalmente due fasi:
- FASE INTENSIVA: prevede la massima riduzione possibile dell’edema/gonfiore in un periodo di tempo breve (da qualche giorno a qualche settimana), compatibilmente col quadro clinico e con la consecutività delle sedute;
- FASE DI MANTENIMENTO: prevede la verifica della riduzione volumetrica del linfedema ottenuta durante la fase intensiva mediante rivalutazioni fisioterapiche periodiche. Fondamentale in questa fase è indossare quotidianamente il tutore elastocontenitivo e favorire le condizioni che lo tengano sotto controllo evitando pratiche scorrette.
Per informazioni e appuntamenti con la dottoressa Dina Facchin telefonare allo 0438207171