Partiamo da qui: la psicoterapia deve avere un inizio e una fine.
La mia formazione mi ha permesso di strutturare un approccio in 3 fasi.
– Incontro la persona per due/tre colloqui per poter raccogliere l’anamnesi ed
elaboro una proposta di intervento dove spiego quali sono gli obiettivi (sempre condivisi con l’interessato) e con quali strumenti possiamo raggiungerli
– Se la persona sente che la proposta terapeutica è affine alle sue esigenze, si cadenzano le sedute di psicoterapia.
– Al temine dell’intervento si programmano eventuali incontri di folllow up per accompagnare la persona verso la piena autonomia
Il contesto terapeutico è fondamentale in quanto la persona viene dapprima preparata e poi accompagnata, sostenuta e protetta dallo psicoterapeuta. Nulla viene fatto “sulla persona” ma tutto “con la persona” in un contesto di alleanza e vicinanza.
Se sei un adulto o un giovane adulto ti posso aiutare nelle situazioni che seguono, ma prima ti spiego in cosa consiste la terapia cognitivo comportamentale
PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE
La terapia cognitivo-comportamentale ha alcune caratterische specifiche
Pratica e concreta. Lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico, la riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la promozione delle relazioni con gli altri, e cosi via.
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Centrata sul “qui ed ora: la terapia si preoccupa di attivare tutte le risorse del paziente stesso, e di suggerire valide strategie che possano essere utili a liberarlo dal problema che spesso lo imprigiona da tempo, essa è centrata sul presente e sul futuro e mira ad ottenere dei cambiamenti positivi.
A breve termine. La terapia cognitivo-comportamentale è a breve termine, ogni qualvolta sia possibile. Il terapeuta è comunque generalmente pronto a dichiarare inadatto il proprio metodo nel caso in cui non si ottengano almeno parziali risultati positivi, valutati dal paziente stesso, entro un numero di sedute prestabilito. La durata della terapia varia di solito dai sei ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, traggono comunque vantaggio dall’uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento.
Orientata allo scopo. La psicoterapia comportamentale e cognitiva è più orientata ad uno scopo, lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.
Attiva. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia cognitivo comportamentale. Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta volta. In terapia comportamentale e cognitiva il terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione dei problemi del paziente, intervenendo spesso e diventando talvolta “psico-educativo”. Ciò tuttavia non vuole assolutamente dire che il paziente assista ad una lezione nella quale si sente dire che cosa dovrebbe fare e come dovrebbe pensare; anch’egli, anzi, è stimolato ad essere più attivo possibile, un terapeuta di sé stesso, sotto la guida del professionista.
Collaborativa. Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzare il paziente alla risoluzione dei propri problemi.
Scientificamente fondata. È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico. È stato dimostrato che è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute. Gli ambiti di applicazione possono essere diversi. In base alla mia formazione, l’intervento può essere orientato ai disturbi d’ansia (attacco di panico, ipocondria, ossessioni e compulsioni), disturbi alimentari (anoressia nervosa, bulimia, binge e obesità), terapia di coppia, depressione, stress, difficoltà nella scuola o lavoro e bassa autostima.
SITUAZIONI IN CUI TI POSSO AIUTARE
• Disturbi d’ansia (attacchi di panico, stress, paure, fobie, ipocondria disturbo ossessivo compulsivo)
• Disturbi dell’umore
• Disturbo post traumatico da stress (lutti, catastrofi, grandi calamità naturali, traumi di relazione)
• Disturbi dell’alimentazione con specifica formazione
• Terapia di coppia
• Problemi di autostima, assertività, comunicazione efficace
• Difficoltà legate alle fasi della crescita e dello sviluppo personale
• Gestione di conflitti personali e interpersonali
• Momenti di crisi psicologica e presa di decisioni
• Disagio sociale e lavorativo
EMDR Eye Movement Desensitizazion and Reprocessing
L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressante.
Il Trauma Psicologico può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive.
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Esistono diverse forme di esperienze traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, come un’umiliazione subita, attacchi di panico, interazioni brusche con persone significative, etc. Accanto a questi, si collocano i “grandi traumi” o “T” come lutti, disastri naturali, abusi, incidenti etc.
Nonostante le due tipologie di trauma siano molto differenti, la ricerca scientifica ha dimostrato che le persone reagiscono, dal punto di vista emotivo, mostrando gli stessi sintomi.
Un evento traumatico porta il nostro organismo e il nostro cervello ad una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico.
Ma cosa succede quando questo non avviene?
Le persone continuano a soffrire per un evento traumatico anche a distanza di moltissimo tempo. Spesso riportano di provare le stesse sensazioni, emozioni e pensieri negativi e di non riuscire per questo motivo a condurre una vita soddisfacente. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone che hanno vissuto traumi importanti nel corso della vita portano i segni anche a livello cerebrale, mostrando, ad esempio, un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala. Queste scoperte, avvenute negli ultimi anni grazie all’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati, gettano luce sulla stretta connessione mente-corpo. Proprio quando ci si rende conto che le reazioni sono di questo tipo e che la sofferenza è significativa è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.
Dal 2010 la Terapia EMDR è stata riconosciuta come approccio psicoterapeutico (Prochaska&Norcross, 2010). Nel 2011 l’Amministrazione per i Servizi di Sanità Mentale degli Stati Uniti (SAMHSA), ha riconosciuto la psicoterapia EMDR tra i trattamenti più empiricamente validati (evidence-based) ed efficaci nel trattamento dell’ansia, depressione e del PTSD. Dal 2013 è inclusa nelle raccomandazioni dall’OMS come psicoterapia di elezione per il trattamento del Disturbo Postraumatico da Stress (PTSD) nei bambini, adolescenti e adulti.
Brainspotting
È una tecnica di elaborazione dei traumi psichici che nasce nel 2003 negli Stati Uniti ad opera di David Grand, ancora agli esordi in Italia.
É una modalità psicoterapeutica strutturata intorno all’idea di cervello e di funzionamento neurologico.
Brainspotting utilizza il campo visivo come via per l’accesso alle capacità di processamento psico-neuro-biologico.
Quando si racconta o si descrive un’esperienza traumatica è possibile identificare nello spazio un punto risonante con essa. Mantenendo lo sguardo sul punto risonante, la persona può accedere in modo profondo a sensazioni, emozioni, pensieri ed immagini connesse al trauma che fino ad allora sono state tenute al di fuori della coscienza. Questo processo, effettuato in un contesto terapeutico, permette alla persona di rielaborare e superare il trauma.